L'icona · Ginevra, 1955
Prima di diventare la nostra tela, la FIAT 600 d'epoca è stata qualcosa di più grande: la piccola vettura che motorizzò un intero Paese e divenne simbolo del genio italiano. Questa è la sua storia — e il motivo per cui nessun'altra auto poteva essere il cuore di Forum Colorum.
Il debutto
Al Salone di Ginevra del marzo 1955, la FIAT 600 d'epoca presentò una piccola vettura destinata a cambiare il volto di un intero Paese. La disegnò l'ingegner Dante Giacosa, l'uomo che aveva fatto della sintesi una filosofia: il massimo dello spazio e della funzione nel minimo ingombro, al minor costo possibile.
Quattro posti veri in poco più di tre metri (3,22 m), motore posteriore raffreddato ad acqua (633 cc, poi 767 cc sulla 600 D), scocca portante: una lezione di intelligenza costruttiva che stupisce ancora oggi. Toccava i 95 km/h — fino a 110 con la 600 D.
L'idea di Giacosa: dare alle persone la massima automobile per il minimo denaro. Tutta la 600 è quel pensiero unico e democratico, fatto d'acciaio.
Un'auto per tutti
Costava 590.000 lire — per una famiglia operaia, circa un anno di stipendio. Eppure fu proprio la 600 a rendere possibile l'impensabile: l'automobile per tutti. Con lei, gli italiani del miracolo economico salirono per la prima volta in un'auto di famiglia: le prime autostrade, le prime partenze per il mare, le prime vacanze.
In meno di sei anni, nel febbraio 1961, usciva dalle linee di Mirafiori a Torino la milionesima Seicento. Solo in Italia ne furono costruite oltre 2,6 milioni; quasi cinque contando le versioni prodotte su licenza in mezzo mondo — la Seiscientos spagnola, la Fića jugoslava, il Fitito argentino. Un'automobile italiana diventata «popolo», ovunque.
Genio artigiano
La 600 fu più di un mezzo: fu una piattaforma democratica su cui fiorì il genio artigiano italiano. Abarth ne trasse bolidi da corsa, Zagato la vestì d'alluminio, Ghia ne fece la scintillante Jolly da spiaggia — l'auto-giocattolo di Onassis e Grace Kelly. Fu perfino la prima monovolume della storia, con la Multipla del 1956: sei posti in tre metri e mezzo.
Erano gli anni in cui, attorno a Torino, nasceva la leggenda del design italiano — Pininfarina, Bertone, poi Giugiaro — che avrebbe insegnato al mondo intero la bellezza dell'automobile. La Seicento stava lì, nel mezzo, umile e geniale: è questo il genio del Made in Italy, che prende un bisogno semplice e lo trasforma in arte.
Esportata nel mondo
La Seicento non motorizzò solo l'Italia: su licenza mise su ruote mezzo mondo. In Spagna divenne la SEAT 600 (1957–1973, quasi 800.000 esemplari), l'auto del miracolo economico spagnolo, chiamata con affetto pelotilla (pallina) o ombligo (ombelico) — «perché tutti ne avevano una». Fu la prima automobile della maggioranza delle famiglie spagnole.
In Jugoslavia fu la Zastava 750 di Kragujevac, la mitica «Fića» — prima «auto del popolo», prodotta fino al 1985 in oltre 920.000 unità e ancora oggi icona nazionale, celebrata in tutti i Balcani con raduni e festival dedicati. In Germania Ovest nacque come NSU-Neckar Jagst (Heilbronn, ~170.000).
In Argentina divenne l'amato «Fitito» (1960–1982, ~300.000), l'auto della classe media emergente; fu assemblata anche in Uruguay, Cile e — in Colombia — come Fiat 600 d'epoca 750Z. Poche automobili al mondo possono dire di aver messo su ruote tanti popoli diversi. La Seicento è una di quelle.
La dolce vita
Nel 1958 il carrozziere Ghia trasformò l'umile 600 nella scintillante Jolly: senza portiere, con sedili in vimini e tettuccio a frange, pensata come tender da portare a bordo degli yacht e da guidare nei resort esclusivi. Ne furono costruite solo poche centinaia (si stima 600–700), il che ne fa oggi una delle Fiat 600 d'epoca più ambite.
I suoi proprietari sembrano una lista d'invitati del jet-set: Aristotele Onassis, Gianni Agnelli, Grace Kelly, il presidente USA Lyndon B. Johnson (nel suo ranch texano), Yul Brynner, John Wayne, Mae West. La stessa piccola auto che motorizzò la classe operaia divenne, vestita da Ghia, il giocattolo dell'élite mondiale — oggi contesa nelle grandi aste internazionali (RM Sotheby's, Bonhams).
Le corse
Sulla meccanica della 600, Carlo Abarth costruì una gloriosa serie di GT da corsa: prima la Fiat 600 d'epoca-Abarth 750 (carrozzata Zagato in alluminio dal 1956), poi le 850 e 1000 «bialbero». Piccole ma feroci, battevano vetture ben più grandi — guadagnandosi il soprannome di «Giant Killers» e vincendo centinaia di gare negli anni Sessanta.
Nel 1958 una Fiat 600 d'epoca-Abarth 750 firmò a Monza un record leggendario: 3.743 km in 24 ore alla media di 155,98 km/h — il primo dei tanti record Abarth, e l'origine del nome «Record Monza».
Sul grande schermo
La Seicento fu una star del cinema. Le si accreditano circa 350 ruoli nel cinema italiano, accanto a Totò, Alberto Sordi e Peppino De Filippo, in classici come C'eravamo tanto amati di Ettore Scola e Il vigile di Luigi Zampa. Sullo schermo era il volto quotidiano di un Paese che si rialzava.
La sua variante 600 Multipla (1956) — una delle prime monovolume della storia, sei posti in tre metri e mezzo — divenne il classico taxi italiano di Roma e Milano, nella livrea nero e verde bottiglia, in servizio anche un decennio dopo la fine della produzione.
Gadget e memorabilia
La 600 visse anche sugli scaffali di ogni bambino. Fu tra i primi soggetti dei produttori italiani di modellini die-cast: Mercury di Torino (che produsse una Multipla 1:43 in tante versioni bicolore), poi Politoys e Mebetoys, e più tardi Bburago — nella classica scala 1:43 e, col tempo, in 1:18 e 1:36. Modellini della Seicento si producono e si collezionano ancora oggi.
Fu anche pioniera della pubblicità moderna: lanciata con carovane promozionali nelle città italiane e primi spot in TV (Cinefiat, prima di Carosello), con manifesti d'autore — uno attribuito a Felice Casorati — e slogan come «l'utilitaria per la famiglia moderna». Automobile, cinema, arte, gioco: la Seicento è entrata in ogni casa e in ogni immaginario.
Memoria collettiva
Ancora oggi la Seicento vive nella memoria collettiva degli italiani: l'auto dei film di Totò e Alberto Sordi, la prima macchina di milioni di famiglie, l'oggetto che sa d'estate, di libertà, di un'Italia che si rialzava e sognava in grande. Nel 2025 ha compiuto settant'anni — e non è invecchiata di un giorno.
Perché la 600
È da qui che parte Forum Colorum. Un capolavoro di ingegno e artigianato, amato da un popolo intero, che rinasce — elettrico, dipinto, in movimento — per raccontare ancora una volta la genialità italiana. Non un'auto qualunque: la Seicento.